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Uragano W.
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Panorama - "I media snobbano Borrelli, i gesuiti no" |
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"Pagine interessanti", "riflessioni utili e stimolanti". Sarà anche vero che il nuovo libro di Giulio Borrelli "Uragano W." L'America in guerra" (Carabba Editore), ha avuto un'eco mediatica inversamente proporzionale all'impegno e alle ambizioni dell'autore, ma il largo spazio e i giudizi positivi che l'ultimo numero di Civiltà Cattolica, rivista dei Gesuiti ha dedicato al volume dell'ex direttore del TG1, ora corrispondente da New York, hanno fatto schiattare d'invidia i colleghi. Non per niente in copertina c'è il presidente Bush che stringe la mano a Borrelli. |
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USItalia-"E' un'analisi agghiacciante dei fatti piu' sconvolgenti di questo inizio secolo"-11/12/05 |
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Book Notes Hurricane W. and the raging giant by Claudio Angelini
To make history you cannot be horrified by it.” This quote from Riccardo Bacchelli could be applied not only to those who make history, but also to those who write it. The book that I am reviewing, Uragano W. by Giulio Borrelli (Carabba, 2005) is not a collection of newspaper articles or TV reports. It is a chilling analysis of the largest and most shocking event of the nascent century, the terrorist attack on the World Trade Center in New York on September 11, 2001. Both Giulio and I remember the day that shook the world and changed the history of our time. At the RAI studios in New York we took turns relating the horrifying images of a fire that seemed to be blazing from hell. The people, the brave dark points plummeting from the Towers, preferring to end their lives flattened on the sidewalk rather than be burnt alive. The sacrifice of the firemen and the policemen. Bush helping Americans to regroup and gaining the highest approval ratings of any president in history. Giuliani, whose courage and generosity earned him the cover of Time magazine as Person of the Year. The flag being held high. The war against Afghanistan... Deeply-felt and obligatory sentiments. Borrelli and I wrote or went on the air impromptu, without consulting each other, not because we were competing, but because we were following more or less the same script. Then, faced by the prospect of the war in Iraq, we confessed our doubts to each other. Why, why... While fighting a dictator might be right, did it make any sense to upset a balance that somehow worked, to uncork another conflagration? Giulio Borrelli loves a letter that is missing from the Italian alphabet but that, like a magic word, lets us enter the aiphabet and the story of America. An “Open, Sesame” that takes us into the heart of today. The letter “W” stands for Walker, the president’s middle name, but it also stands for war and world. The war on terrorism is, as Bush put it, the third world war. But without a war on Iraq, that America will have to stop, sooner or later, bowing to public opinion, the third world war would never have broken out. Only after the suicide bombings in Madrid and London. Only after Iran had fallen once again into the hands of the clerics. It just may be that old Saddam helped to contain the terrorist violence and prevent a shift in the planetary balance of power. Uragano W, as Italian Foreign Minister Fini said in his presentation of the volume in Rome, is very balanced. The author is very adept at bringing out, “The complexity of events, the judgments and prejudices based on the residual influence of past ideologies, often obfuscate a disinterested and detached assessment. The fact that the war on terrorism forces us to take sides in favour of or against America resuscitates old fears or ignites new controversies.” But he is equally adept in affirming that, “We can’t wait by the window Even if we try to mind our own business and live our own lives, one day we might find ourselves on a train or bus that’s blown to bits or on a street contaminated by lethal gas.” So while Bush may have taken the wrong approach in declaring war on Iraq (Saddam had no weapons of mass destruction), there’s no turning back. Europe has to understand that its policies should not be characterized by constant griping about the American giant. On September 11, the giant woke up. “The giant, fat and sleepy, licks its wounds, lumbers around, gets back on its feet and jettisons into the international scene all its energy and its illusions, convinced that it is right.” Borrelli adds a judgment of the United States that only a careful observer of this country could formulate. “Homeland, faith, justice: guiding principles that might sound rhetorical elsewhere, but that in America have a profound resonance. They hark back to the Pilgrim Fathers, to the War of Independence, to the ideals and interests of three centuries, which have turned a populace of persecuted worshipers, adventurers, and immigrants in search of their fortune, into a planetary superpower. The wish to fight, the ability to question, to learn from mistakes, to be both idealistic and pragmatic, make this giant a force that is still young and energetic that only those who do not know it can dream of frightening or bending.” My compliments, Giulio. Let’s hope that your book will find many readers in Italy and make them think. And that it will soon be translated and published in France and Germany. Claudio Angelini is the Director of the Italian Cultural Institute in New York.
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Civiltà Cattolica - "Riflessioni utili e stimolanti redatte con brillante stile giornalistico" |
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di Gianpaolo Salvini
Un saggio di attualità, vista con l’occhio del noto corrispondente della Rai da New York. Il paesaggio descritto è quello dell’America di W. Bush (più volte intervistato dall’A.) nel quadro politico ed economico mondiale dopo l’11 settembre 2001. La maggiore, e unica, superpotenza mondiale («il Paese dei limiti che possono essere superati») si è scoperta vulnerabile di fronte a un nemico di nuovo genere, che si serve di armi nuove: le bombe umane. Gli Stati Uniti da allora si sentono in guerra; non così l’Europa, che pure ha partecipato alla costernazione americana. Si materializza l’odio, il desiderio di rivalsa contro l’Occidente, di cui gli Stati Uniti sono il simbolo, odio che si è diffuso in molta parte del mondo che vive la globalizzazione come l’ultima forma di colonialismo, anche se solo una piccola minoranza concretizza questo sentimento in fanatismo e in guerra spietata. La soluzione più semplice per spiegare la nuova situazione è quella dello scontro di civiltà. Soluzione che Bush stesso è costretto (a malincuore?) a rifiutare così come la rifiutano energicamente Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e tutte le maggiori autorità religiose del mondo. Insistervi significa cadere in una trappola. Quello dei terroristi è un uso perverso della religione, che oggi può essere soltanto religione di pace, non di odio. Sullo scontro/incontro tra islàm e Occidente il volume ha pagine interessanti, che lasciano intravedere la complessità dei problemi, anche per l’eredità storica che li ha caricati di significati. Ai motivi profondi si aggiunge il petrolio: gli Stati Uniti con il 5% della popolazione mondiale consumano il 25% del petrolio estratto. Il mondo arabo detiene le maggiori riserve mondiali, e la sua area rimane più che mai strategica. La punizione dei terroristi e i motivi geopolitici si fondono perciò in una miscela dirompente che conduce alla guerra. Ma, mentre quella contro l’Afghanistan, colpevole di aver ospitato e aiutato Bin Laden, ha trovato ampi consensi all’Est e all’Ovest, quella contro l’Iraq solleva ampie critiche anche da parte di molti tradizionali alleati. L’Unione Europea, gigante economico, è purtroppo un nano politico e militare (gli Usa spendono 400 miliardi di dollari all’anno per le forze armate; i 25 Paesi dell’Ue insieme ne spendono 140) ed è divisa. Anche il mondo islamico non è univoco. Ma molti dei cosiddetti Governi arabi moderati, aiutati perché amici dell’Occidente, sono fragili e corrotti. La masse popolari, oppresse dalla povertà nonostante le ricchezze del petrolio, non hanno spesso altra alternativa che rifugiarsi nelle organizzazioni islamiche estremiste per protestare contro i propri governanti. Le voci critiche all’interno degli Usa vengono messe a tacere, come quella della Gerarchia cattolica, critica contro la guerra, indebolita dallo scandalo dei preti pedofili, che amministrazione e stampa non si sono lasciati sfuggire. Solo lentamente l’amministrazione Bush ha ripreso gli sforzi estenuanti di Clinton per rimettere in moto la macchina della pace tra Israele e palestinesi, rendendosi conto di una situazione incancrenita che pregiudica ogni sforzo americano di trovare alleati nel mondo arabo. Bush si sente investito da una missione storica e vi resta fedele, ma nel mondo arabo, ad esempio, non si può partire soltanto dalla riforma dello Stato, rendendolo più democratico, se non si riforma la società, cosa assai più difficile. Tesi dell’A. è che la sfida attuale per l’America è di saper conciliare il potere militare, senza uguali al mondo, con la capacità di guidare gli altri e di creare consenso, con grandi visioni e leadership politica. Occorre abbandonare l’idea manichea di dividere nel mondo il bene dal male con una linea netta, cogliendo l’occasione storica per eliminare il secondo, identificato con i propri nemici, una volta per tutte. Agli Stati Uniti il mondo libero è debitore di contributi determinanti per la salvaguardia della libertà. Il volume contiene riflessioni utili e stimolanti al riguardo, redatte più con brillante stile giornalistico che con il tono analitico dello storico o del politologo. Il tema è il futuro del mondo e degli Stati Uniti (visti oggi con simpatia, ma anche con preoccupazione dall’A.), un grande Paese democratico, ma che deve trovare la propria missione storica con il contributo di tutti se non vuole conoscere la fine di tutti i grandi imperi, di veder coincidere cioè il massimo della propria potenza con l’inizio di una parabola discendente. |
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Leggere tutti - mensile del libro e della letteratura - Dicembre 2005 |
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Gli eventi dell'11 settembre 2001 esaminati da un
osservatore di primo piano, Giulio Borrelli, capo dell'ufficio di
corrispondenza della Rai per l'America del Nord. Nel libro, Uragano W l'America
in guerra, pubblicato dalla casa editrice Rocco Carabba (pp. 240, Euro 18,50) trovano
posto le interviste che Borrelli ha condotto in esclusiva con il presidente
Bush e con tanti altri esponenti politici. Tra i temi al centro delle
conversazioni l'attacco alle torri gemelle, la guerra contro Saddam, i rapporti
tra Cristianesimo e Islam, il ruolo del petrolio negli equilibri mondiali, il
terrorismo. Il titolo è stato scelto per tre ragioni. Perché Uragano W? La
lettera "W" indica Walker, il secondo nome del presidente Bush, ma è anche l'iniziale
di "War", guerra, e di "World", mondo. È La guerra di Bush al terrorismo
internazionale che sta cambiando gli assetti planetari. |
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Formigoni, Penati e Rognoni nella presentazione a Milano |
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Milano, 15 dic. (Adnkronos) - E' stato presentato questa sera a Milano 'Uragano W.' il nuovo libro del giornalista Giulio Borrelli sulla guerra degli Stati Uniti al terrorismo. Alla presentazione, tenutasi a Palazzo Isimbardi, hanno partecipato il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e il consigliere di amministrazione della Rai Carlo Rognoni. Il titolo del libro, che richiama il secondo nome del presidente degli Stati Uniti George Bush, Walker, si riferisce in realta' all'inglese war, guerra. ''Il titolo -afferma Borrelli- lo abbiamo deciso a giugno, quando non era ancora iniziata la stagione degli uragani che hanno sconvolto l'America. L'uragano vero invece e' la guerra. Una guerra nuova caratterizzata da una realta' inaspettata, l'utilizzo di una nuova arma quella che io chiamo i robot in carne ed ossa, ossia i kamikaze''.
Omnimilano-PROVINCIA, PENATI E FORMIGONI PRESENTANO LIBRO GIULIO BORRELLI (OMNIMILANO) Milano, 15 dic - La politica estera degli Stati Uniti, come e' cambiato il mondo dopo l'11 settembre e come porsi di fronte alla ricostruzione della democrazia in Iraq. Sono i temi principali trattati nel corso della presentazione del libro del giornalista Giulio Borrelli "Uragano W." oggi pomeriggio a Palazzo Isimbardi cui hanno partecipato oltre all'autore anche il presidente della Provincia, Filippo Penati, il presidente della Regione, Roberto Formigoni, e Carlo Rognoni, membro del cda Rai. Forrnigoni ha definito il libro "ricco di documenti, essenziale e importante per le domande e il dibattito che suscita", mentre Rognoni ha ricordato che il titolo non "deve essere interpretato sommariamente da un antiamericano medio" e ha descritto Borreli come "un cronista non fazioso". dek
IRAQ: FORMIGONI, E' ARRIVATO MOMENTO RITIRO (ANSA) - MILANO, 15 DIC - Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha ribadito questa sera a Milano che a suo avviso "in Iraq è arrivato il momento di un ritiro delle truppe, ovviamente concordato con le autorità irachene. Ma è tempo, tanto più oggi che in Iraq che si vota". E' quanto Formigoni ha sottolineato nel corso di un dibattito organizzato alla Provincia di Milano in occasione della presentazione del libro di Giulio Borrelli ‘Uragano W.', al quale oltre al presidente Filippo Penati hanno partecipato anche il consigliere di amministrazione della Rai Carlo Rognoni e lo stesso Borrelli. Formigoni ha ricordato di essere stato "da sempre" critico con l'intervento americano in Iraq. "La guerra in Iraq è stato un grande errore politico - ha detto - e i dati sono lì a dimostrano: già 2 mila morti tra i soldati americani, circa 30 mila tra gli iracheni, e non sono stati trovati né armi di distruzione di massa, né prove che legassero l'Iraq con Al Qaeda. Oggi invece l'Iraq è, nei fatti, una fucina di terrorismo". Concorde con la posizione di Formigoni si è detto il presidente della Provincia Penati: "se pensiamo poi - ha sottolineato - che oggi in Iraq si vota, trovo che la simbologia di questo incontro sia particolarmente significativa". Spunto di queste riflessioni il libro di Borrelli, il cui titolo "nulla ha a che vedere - ha spiegato l'autore - con gli uragani che hanno colpito gli Stati Uniti recentemente. Il libro lo avevo scritto prima e la ‘W' del titolo riassume in una sola lettera tre significati: la W di George Walker Bush, quella della parola ‘war' e quella di world". Nel libro una riflessione sulla politica estera degli Stati Uniti nell'era di questo presidente. (ANSA).
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