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Uragano W. - Giulio Borrelli |
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INTRODUZIONE La storia contemporanea comincia l’11 settembre 2001. Con gli attacchi del terrorismo islamista al cuore dell’America si apre tragicamente il nuovo secolo. Io ero a New York, quel giorno che sconvolse il mondo. Gli attentati sono i più spettacolari e distruttivi di una serie di altre azioni compiute da al Qaeda e dalle sue diramazioni prima e dopo quella data. C’è già stata –negli anni Novanta- una scalata nell’attività dell’organizzazione di Osama bin Laden. La formale dichiarazione di guerra viene pronunciata nel febbraio 1998. Lo sceicco del terrore, già alla fine del secolo scorso, invoca il “jihad ( inteso come guerra santa) contro gli ebrei e i crociati”. Afferma che uccidere “gli americani e i loro alleati, civili e militari, è un dovere personale di tutti i musulmani, che possono farlo, in qualunque paese dove sia possibile farlo”. Questo proclama viene – a quel tempo- sottovalutato in Occidente. |
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Storie popolari sull'anima - Enzo N. Terzano |
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INTRODUZIONE Prima che viene il buio, quando il sole tramonta, si ripete ogni giorno un miracolo della natura: il crepuscolo. I rumori si smorzano, mentre i colori si accendono di tinte calde e avvolgenti, sempre diverse, sempre nuove e sempre capaci di suscitare in chi riesce o sa fermarsi a contemplarle, una rinnovata meraviglia, un dolcissimo stupore. Sarà forse questo stato di lieve deliquio in cui ci si ritrova, mentre i colori sfumano e s’illumina il cielo di stelle, a lasciarci intravedere cose che la troppa luce del sole brucia. Il regno delle ombre avanza e domina per un breve intervallo fino a che la notte non sopraggiunge signora, imponendo quiete. In questo momento del giorno, in cui non regnano né luce né tenebre, si crea, nel mondo come nell’uomo, un attimo di sospensione dovuto al trapasso della chiara ed attenta distinzione fra dentro e fuori. Durante il giorno, la luce del sole illumina le cose del mondo di fuori e noi viviamo una vita tutta protesa verso gli oggetti, ma di notte, l’oscurità profonda ed il pallore lunare lasciano emergere ciò che ci portiamo dentro, e la nostra condizione intima, la vita dell’anima, prende il sopravvento al punto che, noi pur vivendo nello stesso mondo, è come se ci ritrovassimo a passeggiare dentro noi stessi.
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Signore delle Cime - Francesco Vidotto |
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UNO STRANO SOGNO “...Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura...”. Dante Ho deciso di scrivere questa storia che narra di uomini e di spiriti, di curiosità e di saggezza, di riflessione e meditazione, di domande e risposte, non tanto per il puro piacere di raccontare, quanto per descrivere un mondo nascosto e timido che ho avuto la fortuna di conoscere di persona durante una giornata come tante altre. Mi ha aperto le porte ad una nuova dimensione di valori e credenze assopite che d’un tratto hanno ripreso a respirare vivacemente. Il mio racconto non tratta di folletti o gnomi o nani che sovente si possono incontrare di sfuggita nei luoghi poco frequentati dagli uomini: di questi avrebbe dovuto scrivere il vecchio Toni prima di passare a miglior vita. Essendo un boscaiolo Cadorino dei più veri infatti, ai tempi in cui la scure percuoteva i vecchi tronchi prima di essere sostituita dalla motosega, trascorreva molto tempo solo e silenzioso tra rami e cortecce e di queste strane figure ne aveva viste un bel po’. Il mio racconto tratta invece del padre di tutte quante le creature. Di un essere, o meglio di uno spirito, che era presente fin da quando il primo germoglio sbocciò, e che purtroppo, oggigiorno vede troppo spesso i suoi figli calpestati e maltrattati. Per quanto mi è dato sapere il vecchio Toni diceva sempre che nel silenzio della montagna, quando tra un albero e l’altro si dava un po’di pace seduto sul tronco appena abbattuto, quando i folletti tacevano e lo spiavano da dietro le rocce e i camosci sonnecchiavano nel folto del bosco, riusciva ad udire la voce fioca che proveniva diritta dal suo cuore. In quei momenti diceva di udire parole capaci di fargli intendere la realtà proprio come doveva essere intesa. |
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Ruolo e mito del Petrarca nelle lettere italiane - a cura di Fabio Cossutta |
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PIETRO BEMBO, O LA RIUSCITA DI UN’OPERAZIONE “POLITICAMENTE” CORRETTA L’evoluzione imposta al corso delle nostre lettere dalle teorie del Bembo è cosa nota, ampiamente valutata e discussa. Si riconosce quanto gli intellettuali italiani ad essa si siano adeguati, per ragioni di “grammatica”,1 di “stile”,2 di necessità politica – quella stessa che avrebbe portato «gran meraviglia poi e dispetto» ai «critici romantici»3 –, in taluni casi persino si adombra la convenienza di operare una sorta di unificazione del «mercato librario»4 del tempo. Nessuno avanza dubbi o riserve sull’accettazione dei principî bembiani,5 semmai si dibatte sul valore delle opinioni e posizioni diverse, rilevandone volta a volta le manchevolezze o le incongruenze, nella maggioranza dei casi attribuendo al patrizio e letterato veneto quell’autorevolezza morale e spirituale che si sarebbe di riflesso trasferita a quanto egli veniva delineando e realizzando:6 in breve, l’auctoritas dell’uomo avrebbe trascinato seco, nella dovuta sfera di prestigio e fascino, il senso stesso della sua proposta. Su tutto questo pare a me non esserci spazio a discussione alcuna. |
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Le parole prima dell’alba - Sara Ettyroif |
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CANTO DELLA DISPERATA SOLLECITUDINE Sto alla finestra perché l’aria suona. I temporali mi contano le dita. Sto insieme al mio ritorno di domani in attesa che si ripeta. Mi cadono le gocce dalle dita come certezze sbucciate e senza vento. So che il silenzio, in silenzio, ha scritto le battute. È l’ultima cosa che ha lasciato. Era d’estate. Quando ancora rideva. Perciò adesso mi metto qui e imparo. Come si dicono le cose. O almeno le cose che so di lei. Le cose che lei voleva ancora dire e un giorno, senza alcun preavviso, non le riesce più di scrivere. Intuivo soltanto che era importante, lo vedevo da come le cambiava lo sguardo. Un tempo aveva uno sguardo ridente pure se era triste, negli occhi, le restava accesa una luce. Soffriva, un tipo di dolore che non conosco. Lo sentivo dai discorsi che faceva o da come restava in silenzio, per ore. In seguito per giorni. Avevo imparato ad ascoltarla, dal tono della voce riconoscevo i suoi stati d’animo. Quando taceva a lungo non mi restava che lo sguardo. Se pure il mio amore incondizionato non le bastava più, voleva dire che era grave, questo lo capivo. Ma dove stesse andando coi suoi pensieri nel volto smagrito non lo sapevo. Verso una terra irraggiungibile dove non potevo correre a riacciuffarla. Il silenzio non mi spaventa, al contrario so viverci dentro per natura. Il suo invece mi spaventava. Non era adatto a lei e forse amavo troppo quella voce per sopportare di non sentirla. Dunque ho deciso. Devo stare qui e compiere questo sforzo inaudito. Imparare a dire le cose che lei voleva ancora dire: cercando di ricordare il suono della voce o gli occhi tristi con cui le diceva. Mi sento incapace di farlo e non posso sottrarmi. È lei che me lo chiede non so da dove. Mi ha preso la stessa inquietudine con cui la vedevo vagare e fumare fumare senza pace. Nella stanza c’era un’aria irrespirabile che mi bruciava la gola. |
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Il Selvaggio - Francesco Vidotto |
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Capitolo primo “Solo una sera come un'altra” Vi siete mai chiesti che cosa sia un libro? Proprio quel mucchio di pagine macchiate d’inchiostro che stringete tra le mani. Per i più pratici magari potrebbe essere un comodo zoccolo per un mobile o un sistema molto veloce per accendere il caminetto oppure un soprammobile che abbellisce una sala di montagna. Sicuramente la maggior parte dei giovani e giovanissimi lo considerano un vero e proprio tormento, un incubo dal quale liberarsi e scappar via, probabilmente un gruppo molto nutrito di persone lo ritiene un gradevole passatempo o una semplice fonte di informazioni, lo scrittore lo pensa quasi un figlio, ma quanti di voi mi crederebbero se dicessi che, per Roberto, un libro è stato molto di più di tutto questo. E’ stato sufficiente a renderlo protagonista di una vita che non avrebbe mai immaginato di vivere, a portarlo in luoghi lontani, a contatto con persone che non avrebbe mai sperato di conoscere. |
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