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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO Lunedì 9 luglio 2007 Con quella ragazza per favore non fidanzatevi mai Sembrano alludere al dramma "Le storie di Ofelia", in un paese degli anni '40. Perché tutti i suoi ragazzi sono destinati a morire?
di Vittorio Catani
Seconda metà degli anni '40, una cittadina di provincia. Ofelia è una ragazza che vive intensamente la vita di paese. Va a scuola, in bicicletta, ha amiche, studia, è presente alla messa domenicale, alle feste patronali; la sera esce-come tutti i ragazzi suoi coetanei- insieme alle compagne distraendosi nell'unico modo possibile in quegli anni: misurando più volte per pomeriggi e serate, avanti e indietro, i trecento metri del corso. Sappiamo che per generazioni è stato proprio il corso (o la piazza) il luogo che ha favorito gli sguardi più o meno intriganti dei giovani, ricambiati o rifiutati; i pretesti per incontri e saluti fuggevoli, preludio a storie d'amore sognate poi forse realmente nate. In questa atmosfera quasi senza tempo Ofelia -bellissima adolescente- vive in modo particolare la sua vita sentimentale, come ci narrano le sue "storie" narrate in prima persona. Le storie di Ofelia di Giuseppe Rosato (Carabba , pp.111, Euro 12,50) sono particolari per più di una ragione. Anzitutto Ofelia si è autoimposta, nei confronti dei suoi ammiratori, un comportamento severissimo mutuato dai romanzi di Delly, autrice che le piace tanto leggere: non avrà che un unico amore ma grandissimo. Un simile temerario e ingenuo proposito, cui ella si sacrifica ritenendo d'essere incapace di agire diversamente (in una rete psicologica di autogiustificazioni e talora pentimenti), la induce a rifiutare ogni proposta, a evitare ogni occasione, a cercare in chiunque tenti d'avvicinarla un difetto o una manchevolezza che esaltino il suo intransigente atteggiamento. In simile contesto sfilano sulle pagine i nomi dei coetanei con i quali Ofelia si trova ad avere brevi contatti: il compagno di scuola o di classe, il fratello dell'amica e così via. Trascorrono gli anni, la scuola termina, ciascuno prende le sue vie, molti si allontanano dal paese. Ofelia crede di aver trovato il suo unico grande amore. Si sposa. Intanto succede qualcosa di insolito anzi inspiegabile (ed è questo un secondo motivo che rende particolari le storie di Ofelia). I suoi ex innamorati, uno ad uno, per un motivo o per l'altro e dovunque si trovino, vanno incontro alla morte: si tratti d'una malattia, un incidente o altro. Santino, Giulio, Davide, Decio, Geno, Rodolfo, l'ingegnere dallo strano cognome austriaco... Ormai felicemente accasata da tempo, Ofelia e il marito hanno assistito e assistono increduli alla dipartita di tanti amici e conoscenti nel corso degli anni. Ma improvvisamente torna in paese Sebino, che a sua volta era stato ambiguamente rifiutato da Ofelia e forse per questo emigrò in Australia. Perché Sebino è rimpatriato? Ormai ha la sua età, è vedovo. Solo lui e il marito di Ofelia sopravvivono: se ciò ha un significato, quali eventi si preparano? L'autore del romanzo, Giuseppe Rosato, ha insegnato lettere e lavorato alla RAI, ha diretto riciste ("Dimensioni", "Questarte"), pubblicato libri di versi, di brevi prose, di aforismi, operine satiriche (si segnala il suo rappresentativo e imperdibile volume Studi e Antologia dell'Opera, ed. Ediars, 2003). Le storie di Ofelia è un'opera breve dalla scrittura lucida, meditata eppure scorrevole, che anzitutto ci rimanda il profumo e la nostalgia di un'epoca lontana -accattivante forse perché sognata- cui fa da contraltare una macabra, paradossale catena di eventi. La storia si concluderà in un ineluttabile "gioco" narrativo ad incastro, vagamente borgesiano, "senza troppi sussulti" ma insieme segnato da una sua perfidia. Più che in pagine dall'atmosfera fantastica siamo, ci sembra, in un'allegoria dell'antico "eterno femminino": quel fascino irresistibile, dispensatore -dacché mondo è mondo- di amore e inevitabilmente anche di morte. Reale o simbolica che sia.
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