Il potere sovversivo delle parole l ultimo pasolini 1968 1975

Civiltà Letteraria d'Europa
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Il potere sovversivo delle parole. L'ultimo Pasolini (1968-1975)

ISBN 978-88-6344-337-0, 25.00

"Nel Pianto della scavatrice", il poemetto più ampio delle "Ceneri di Gramsci" (1957), nelle folgoranti battute d'avvio si legge: "Solo l'amare, solo il conoscere | conta, non l'aver amato, | non l'aver conosciuto. Dà angoscia | | il vivere di un consumato | amore. L'anima non cresce più". Questa urgenza del presente è la molla che ha spinto continuamente Pasolini ad analizzare, a cercare di capire, a proporre di migliorare il mondo: in altri termini a re-interpretare il ruolo gramsciano dell''intellettuale organico'. Varie forme espressive di carattere artistico, in base a questa concezione, vengono sperimentate dall'autore: dalla letteratura al cinema, passando per il teatro; e, restringendo il campo alle humanae litterae, la prosa e la poesia s'avvicendano e costantemente si scambiano la leadership . A partire dal 1968 si fa strada un saggismo da pubblicista polemico, militante, civile: questo genere letterario, che culminerà nei testi confluiti negli "Scritti corsari" e nelle "Lettere luterane", trova i suoi prodromi negli articoli usciti nell'annus mirabilis delle rivolte studentesche e della contestazione giovanile. Siccome nel fragoroso universo dei tardi anni Sessanta, già monopolizzato dai mass media, la 'vecchia' parola scritta non basta più, Pasolini non esita a chiamare in causa il gesto, cioè a "gettare il proprio corpo nella lotta", in una compromissione della persona 'fisica', assoluta, che non ammette ripensamenti. E che infine condurrà, come estrema conseguenza, ad una sorta di sacrificio di sè.

ANDREA DI BERARDINO si è laureato in lettere moderne nel 1999 presso l'università "G. d'Annunzio" di Chieti, con una tesi sulle prose dantesche di Pascoli, della quale nel 2004 è uscito un estratto in "Studi Medievali e Moderni". Nel 2001 ha iniziato la carriera di docente scolastico. Ha collaborato con riviste quali "Oggi e domani", "Vernice", "Itinerari"; nel 2003 ha curato una raccolta degli scritti del giornalista abruzzese Vincenzo Bucci; nel 2004 ha pubblicato una piccola monografia dedicata alle figure femminili nella poesia pascoliana (Genesi). Ha scritto saggi su "Myricae", sui "Canti di Castelvecchio", sugli "Ossi di seppia", sul "Croce lettore di Shakespeare". Nel 2010 ha conseguito il dottorato di ricerca in italianistica presso l'università di "Roma Tre", discutendo una tesi sull'ultimo Pasolini. Dal 2006 è professore di italiano e latino presso il liceo scientifico "G. Galilei" di Pescara.

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Andrea Di Berardino

ANDREA DI BERARDINO  si è laureato in lettere moderne nel 1999 presso l'università "G. d'Annunzio" di Chieti, con una tesi sulle prose dantesche di Pascoli, della quale nel 2004 è uscito un estratto in "Studi Medievali e Moderni". Nel 2001 ha iniziato la carriera di docente scolastico. Ha collaborato con riviste quali "Oggi e domani", "Vernice", "Itinerari"; nel 2003 ha curato una raccolta degli scritti del giornalista abruzzese Vincenzo Bucci; nel 2004 ha pubblicato una piccola monografia dedicata alle figure femminili nella poesia pascoliana (Genesi). Ha scritto saggi su "Myricae", sui "Canti di Castelvecchio", sugli "Ossi di seppia", sul "Croce lettore di Shakespeare". Nel 2010 ha conseguito il dottorato di ricerca in italianistica presso l'università di "Roma Tre", discutendo una tesi sull'ultimo Pasolini. Dal 2006 è professore di italiano e latino presso il liceo scientifico "G. Galilei" di Pescara.